IL MARE A CAVALLO

il mare a cavallo

Lunedì 3 Luglio 2017 ore 21:00
ingresso gratuito
Parco della Tesoriera – Corso Francia 186

Spettacolo teatrale di Teatro Contesto
con Antonella Delli Gatti

«Il mare a cavallo» dà voce a Felicia Bartolotta, madre di Peppino Impastato, dilaniato da una bomba sulla ferrovia Trapani-Palermo il 9 maggio del 1978. Peppino è stato ucciso dalla mafia che fin da subito cerca di depistare le indagini con l’accusa di terrorismo. Felicia non si dà pace, rifiuta la regola del silenzio che la vuole chiusa nel suo dolore e rompe con la famiglia del marito, sceglie di stare con i “compagni” di Peppino e si costituisce parte civile al processo per vedere riconosciuta l’innocenza del figlio e la colpevolezza dei suoi carnefici.

Lo spettacolo prende avvio dai funerali di Felicia: dalla sua bara, mentre si svolgono le esequie, la donna guarda i suoi compaesani e racconta nuovamente la sua vicenda, ora con passione, ora con un distacco che giunge quasi all’ironia.

In scena Felicia si rivolge direttamente a noi, ma rivive anche i momenti salienti della sua storia: così il pubblico entra in contatto anche con altri personaggi che gli permettono di prendere viva coscienza di una storia di quarant’anni fa che parla al pubblico di oggi. Mafia, omertà, politica, famiglia, lo spettacolo tocca tutti i temi che ritornano con prepotenza nella vita civile odierna del nostro paese.

Antonella Delli Gatti

 

La drammaturgia de Il mare a cavallo

L’idea principale che muove la scrittura de Il mare a cavallo è la consapevolezza che un’operazione teatrale non può e non deve avere come solo intento quello di informare su un fatto o su un argomento. Per quanto questo testo affronti un tema ed una storia dai fortissimi connotati politici e civili, e per quanto non cerchi mai di abdicare a questa evidenza, non ho mai perso di vista un’altra deflagrante evidenza: il compito del teatro è mettere in contatto, tessere una relazione efficace, tra tutti i partecipanti all’evento scenico. Si tratta, cioè, di unire, attraverso la condivisione di emozioni, le esistenze che sono in scena con quelle che sono in platea. È chiaro che in questo caso mi sono trovato a maneggiare una materia delicata in quanto i personaggi in scena sono anche persone che sono realmente vissute nel nostro recente passato e alcune delle quali sono ancora in vita. Dunque è stato necessario approcciarsi a esse con cura e rispetto, partendo da documenti di prima mano (interviste, atti giudiziari) ma nella consapevolezza che tutto questo doveva diventare teatro, cioè non una fotografia della realtà, ma una realtà alternativa, che per sua natura distorce la realtà, fa commerciare il vero con il falso.

In questa misura è da leggersi anche la scelta linguistica e della struttura del testo: la lingua è infatti una rivisitazione del palermitano che vuole offrire all’attrice una materia fonica e concreta su cui costruire la propria partitura sonora, sfuggendo alla falsità posticcia dell’italiano medio senza con questo ricadere nell’altrettanto improbabile realismo linguistico che è spesso castrante per il lavoro vocale dell’attore. A questo si aggiunge la volontà di scrivere un assolo per attrice che non è un monologo ma un polilogo, in quanto in scena non c’è una sola voce recitante, ma una fuga di diverse voci che si inseguono e che concorrono a tessere, davanti al pubblico, i fili di una vicenda la cui tragicità è esaltata proprio dal conflitto dei diversi punti di vista. Queste ipotesi di scrittura sono state fin da subito condivise tra me, l’attrice e il regista, il che ci ha consentito un lavoro orizzontale, in pieno accordo sia nelle premesse sia nello sviluppo, nel passaggio cioè dalla scrittura drammaturgica a quella scenica: nessuna sovrapposizione verticale ma la costante e continua condivisione responsabile che ha avuto come unico fine l’unità dei diversi elementi che costituiscono lo spettacolo.

Manlio Marinelli

 

La regia

«Il mare a cavallo» è popolato di personaggi, sospesi tra la realtà e il simbolo, che hanno lasciato profonde cicatrici nella vita della signora Felicia. Il lavoro con Antonella è partito da queste cicatrici, ci siamo chiesti come tradurle in azioni e in immagini che restituissero allo spettatore l’emozione che noi abbiamo ricevuto leggendo il testo. Il lavoro su Felicia è stato più intimo, volto a costruire una precisa partitura di intenzioni che permettesse di avvicinarsi sempre di più –insieme al pubblico- al suo segreto, alla sua forza interiore. Come “spettatore privilegiato”, mentre Antonella cercava dentro di sé la verità soggettiva di Felicia, ho cercato di aiutarla a trovarne l’oggettività nella rappresentazione artistica. I lunghi tempi di produzione ci hanno permesso di soffermarci sulle scelte attoriali e registiche senza ripiegare sul già noto e sui trucchi del mestiere, continuando a scoprire ad ogni rilettura le profondità del testo e mirando a un’essenzialità che rispettasse e rispecchiasse la determinazione della signora Felicia, la sua lotta per la verità.

Luca Bollero

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